Lo Csev sollecita Consiglio e Giunta a sbloccare i fondi regionali

Gli enti accreditati hanno anticipato oltre 230 mila euro. Se la Regione non interviene è a rischio l’inizio del servizio per 162 giovani il 4 maggio

CSEV, 8 aprile. Fondi bloccati, Servizio civile regionale veneto a rischio. Perdura da tempo un forte ritardo nell’erogazione dei fondi destinati agli enti assegnatari di giovani in Servizio civile regionale in Veneto. Questo ha obbligato gli enti gestori di progetti di servizio civile ad anticipare somme consistenti, relative a ben due anni di attività e pari a decine di migliaia di euro a testa, pur di garantire ai ragazzi l’indennità mensile  (si parla di 277 euro al mese per 18 ore settimanali oppure 433 euro per 30 ore settimanali, più un premio liquidazione di servizio di 1200 euro a testa). Ad essere congelate sono le somme relative a tutto il 2013 e il 50 per cento del 2014, per un ammontare di oltre 230 mila euro.

Il 4 maggio  è previsto l’avvio al Servizio civile regionale di ben 162 giovani: le realtà coinvolte (case di riposo, Comuni, Unioni montane, Pro loco, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali, università, organizzazioni di volontariato), soprattutto le più piccole, con bilanci più risicati, lanciano l’allarme: se la Regione non sbloccherà le indennità, alcuni progetti rischiano di saltare. Non è invece a rischio la partenza dei progetti di Servizio civile nazionale, che vede in questi giorni aperto il bando per la presentazione delle domande, in quanto i fondi sono gestiti direttamente dal Dipartimento della Gioventù e Servizio Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Per sollecitare Giunta e Consiglio Regionale ad accelerare le pratiche di rimborso, in modo da alleggerire le spalle delle sedi accreditate a ospitare progetti di Servizio civile regionale, il Coordinamento spontaneo enti e volontari servizio civile (CSEV) ha incontrato martedì 31 marzo l’assessore ai Servizi sociali Davide Bendinelli. Si sono presentati la portavoce Daria Zanocco, Angelo Paganin e Paolo Della Rocca, in rappresentanza anche della Consulta regionale per il servizio civile, mentre Bendinelli era affiancato da Franco Moretto, dirigente dei Servizi sociali della Regione Veneto. «L’assessore ci ha garantito lo sblocco tempestivo delle risorse con l’approvazione del bilancio preventivo del 2015», afferma Zanocco, «sottolineando che questa situazione non riguarda soltanto il servizio civile», un’opportunità per i giovani di operare per un periodo (di norma un anno) a sostegno della propria comunità in settori quali il sociale, l’educazione, la cultura,  la tutela ambientale. «Abbiamo segnalato all’assessore le difficoltà di gestione in cui si trovano enti locali e altre istituzioni, associazioni, cooperative e realtà del Terzo settore che gestiscono progetti di Servizio civile regionale. Ad oggi infatti il rischio concreto è che la prossima esperienza di servizio, in partenza il 4 maggio, non possa iniziare a causa della mancata erogazione dei già stanziati fondi regionali per gli anni 2013 e 2014, mettendo in seria difficoltà piccole e grandi realtà, non più in grado di anticipare costi per decine di migliaia di euro al posto della Regione. Tale criticità si riflette sugli stessi giovani e sull’incertezza di poter svolgere l’anno di servizio percependo la remunerazione prevista», denuncia la portavoce, «oltre che sul tessuto sociale locale che dall’apporto dei ragazzi in servizio ha sempre tratto grande giovamento. Chiediamo quindi un intervento urgente per sbloccare i fondi già stanziati, così da permettere l’avvio sicuro dei giovani in servizio civile che proprio in questi giorni sono stati selezionati dagli enti assegnatari».

CSEV conta 989 sedi accreditate a ospitare progetti di Servizio civile in Veneto. Nel 2014 il Coordinamento ha messo in rete 271 sedi attive per il servizio civile nazionale, per un totale di 383 giovani e 60 sedi di servizio civile regionale con 89 ragazzi che termineranno il servizio a fine aprile.

Il contributo dello csev alle linee guida per la riforma del terzo settore

Lo Csev, il coordinamento spontaneo enti e volontari di Servizio civile del Veneto, ha raccolto in un documento alcune riflessioni da sottoporre al governo per contribuire in modo attivo alla riforma del Terzo settore proposta dal Presidente del consiglio Matteo Renzi.

Analisi di alcuni aspetti delle Linee guida

16) «Concordiamo con la proposta di aumentare il numero di giovani in Servizio civile. Sottolineiamo la necessità che rimanga una scelta volontaria e non obbligatoria. Riteniamo inoltre sia responsabilità degli enti promuovere i valori e i principi fondanti del Servizio civile e della Cittadinanza attiva. Attualmente i costi di progettazione sono troppo alti per quei piccoli enti che con la graduale riduzione dei fondi hanno visto ridurre la possibilità di essere poi finanziati. Per gli enti più grandi invece si prospetta la possibilità di allargare le partnership ampliando così le realtà in rete»;

17) «Riteniamo che i 12 mesi di servizio permettano un’esperienza formativa più completa. Proponiamo che gli enti, nel momento della progettazione, possano scegliere fra una maggior flessibilità di orario (20-25-30 ore a settimana) e di giorni di presenza (ossia da 3 a 6 giorni a settimana)»;

18) «Condividiamo la disposizione di aprire agli stranieri la possibilità di partecipare al Scn»;

19) «Condividiamo la disposizione di prevedere dei “benefit per i volontari: crediti formativi universitari, tirocini universitari e professionali; riconoscimento delle competenze acquisite durante l’espletamento del servizio”. Riteniamo utile e necessario un riconoscimento attraverso una certificazione delle competenze trasversali»;

20) «Riteniamo una possibilità importante l’apertura di un dialogo con il mondo delle aziende, delle associazioni di categorie degli imprenditori e in generale del mercato del lavoro al fine di comprendere insieme quelle che sono le competenze utili ad un giovane che si avvia al mondo dellavoro oggi»;

21) «Condividiamo la possibilità, per chi lo desidera, “di un periodo di servizio in uno dei Paesi dell’Unione Europea avente il Servizio civile volontario in regime di reciprocità”».

Un Servizio civile Universale per la “difesa della Patria”

«Nella nostra visione, difendere la patria significa creare una cultura di pace nella quale i cittadini si prendano la responsabilità di conservare, proteggere e accrescere il bene comune. Sulla base di questo intendiamo sottolineare l’importanza che la copertura economica continui ad essere a carico dello Stato. Un cofinanziamento da parte degli enti rischierebbe di spostare il centro da “difesa non armata dello Stato” a “personale a basso costo”. Gli enti devono comunque già sostenere molti oneri per la formazione e l’affiancamento dei civilini, la gestione burocratica e amministrativa, la sensibilizzazione e pubblicizzazione del progetto, etc. Il cofinanziamento da parte di enti terzi rischierebbe di snaturare i valori fondanti del Servizio civile e favorire chi adeguasse il progetti ai desideri di chi offre i contributi per la realizzazione.

Il secondo aspetto è una precisazione sui termini proponendo, per i giovani in Servizio civile, un passaggio dalla parola volontari a civilini. Il volontariato è oggi considerato uno degli attori del cosiddetto Terzo settore (o settore non profit, non a scopo di profitto), che può essere definito come un insieme eterogeneo di soggetti che si organizzano per fornire risposte a bisogni a cui lo Stato (Primo settore) e il Mercato (Secondo settore) non riescono a far fronte; tutte le realtà che lo compongono sono imperniate su altruismo, reciprocità, solidarietà, produzione di beni e servizi di tipo sociale caratterizzati dalla non mercificazione e da elevati contenuti di relazionalità e socialità. Principio cardine che regola i rapporti tra primo e terzo settore è il principio di sussidiarietà, che va garantito e promosso in tutte le fasi dell’agire sociale.

La definizione di volontariato oggigiorno viene spesso utilizzata per comprendere diverse realtà del Terzo settore che non sono propriamente tali, così come vengono definiti volontari anche coloro che non lo sono. Infatti, l’attività del volontario – e quindi del volontariato – si caratterizza per la gratuità, oltre che per la solidarietà e non è una possibilità di lavoro remunerato, pertanto non si possono definire volontari quei giovani che, per libera scelta, svolgono il servizio militare o il Servizio civile. Entrambi sono frutto, sì, di una scelta volontaria, ma ricevendo una forma di remunerazione, seppur minima, non rientrano nei requisiti della gratuità».

Lo CSEV è un gruppo aperto composto da tutti gli Enti che desiderano aderire. Nasce con lo scopo di compiere azioni e promuovere politiche utili alla valorizzazione dell’istituto del Servizio civile. È rappresentativo delle realtà operanti nell’ambito del Servizio Civile in quanto vede il coinvolgimento di enti sia pubblici che privati e appartenenti a classi di accreditamento diverse, oltre a rappresentare tutte le province del territorio del Veneto. Vi partecipano inoltre alcuni giovani in Servizio civile. Lo CSEV mette in relazione e in coordinamento circa 700 sedi accreditare e 480 volontari attualmente in servizio.

Allo CSEV aderiscono: Comune di Venezia, Università degli Studi di Padova, Consorzio Veneto Insieme – Confcooperative – sede di Padova, Federazione del Volontariato di Verona, ARCI Servizio Civile – sede di Vicenza, associazione Comuni della Marca Trevigiana, Comune di Padova, Casa di Riposo di Noventa Padovana, Comitato d’Intesa di Belluno, Amici dei Popoli Focsiv, Delegazione Regionale Volontari Servizio Civile, associazione Il Portico di Dolo, associazione Polesine Solidale, ANCI Veneto, Salesiani SCS CNOS, associazione Integrazione ONLUS- VI.